L'errore fatale dell'italiano all'estero

Finalmente Lione. Dopo due anni di caprette e campagna, dopo due anni di esilio e sofferenza…Lion, enfin. L’ho sognata, l’ho cercata, l’ho desiderata e finalmente ce l’ho. La bella Lione, con i suoi fiumi romantici. I suoi vicoletti affascinanti. Il brulichio festoso della città francese che per qualche motivo più di tutte mi ha toccato il cuore.

Eppure adesso che sono qui, felice come una pasqua, non posso fare a meno di prendere atto del fatto che anch’io -ahimè – come molti connazionali ho commesso l’errore più grande degli italiani all’estero, vale a dire quello di socializzare solo con gli altri italiani.

Non fraintendetemi, non è stato intenzionale. E’ avvenuto tutto piuttosto naturalmente. E’ sempre più facile avvicinarsi a chi sai che meglio di un altro può capirti, perché condivide i tuoi stessi drammi ed ha affrontato le stesse difficoltà. Però io sono qui per conoscere ed immergermi nella cultura francese e invece di francesi (eccezion fatta per il mio simpatico/lunatico coinquilino) non ce n’è nemmeno l’ombra.

Conoscere i francesi è difficile. No, conoscere bene i francesi è difficile. Sono sempre tutti così freddamente gentili. Buongiorno e buonasera e sempre con il sorriso sulla bocca. Ma prendere un caffè insieme non significa che dopo ne seguirà un’altro. E uscire una sera per una cena o un cinema non significa che la volta successiva saranno loro a invitarti. No. Se vuoi diventare amica di un francese devi essere costante, come con le versioni di latino. Devi imparare a tradurre tutti i segnali, uno ad uno. Devi perseverare, perseverare, insistere, stupire, charmer…E forse, dico forse, un giorno salveranno il tuo numero in rubrica.

Lo so cosa state pensando. Non si può generalizzare, è vero. Ma è indubbio che per chi viene da un paese dove il primo giorno ti stringo la mano, il secondo ti offro un caffè ed il terzo ti invito a casa mia a pranzo con la mamma e la nonna, certi atteggiamenti culturali sono difficili da mandare giù.

Certo, sicuramente molti italiani si sentono felici in presenza di tanta formalità, di tanto rispetto per la vie privé. Qualcuno si sentirà addirittura sollevato grazie all’assenza di quella che talvolta non è percepita che come fastidiosa invadenza.

Ma non io, no. A me manca scambiare quattro parole tornando a casa in tram. Mi manca spettegolare con le vecchiette all’ufficio postale. Mi manca farmi amici per la vita in mezzo alla strada, passeggiando di venerdì sera. Al mercato del sabato mattina, tutti i fruttivendoli conoscono il mio nome. Al bar di sotto, sono di casa. O almeno era così, fino a che non sono arrivata nella bella Lione.

Nella grande città, le differenze culturali si fanno ancora più forti. Due milioni e mezzo di abitanti a Roma non sono mai stati d’ostacolo al vivere comune. Mi rattrista pensare che i 500,000 di Lione resteranno forse sempre degli sconosciuti.

“Una volta amici, amici per la vita.” Mi rispondono i francesi.

Sarà che noi italiani siamo anime semplici, ma a me è spesso bastato un solo caffè per innamorarmi di amici che poi non ho più scordato.

 

 

►Se volete leggere altre mie riflessioni sulla Francia e sulla vita dell’italiano all’estero, vi incoraggio a dare un’occhiata alla sezione apposita:

 

QUI NON SIAMO A PARIGI (racconti, riflessioni di un’italiana in Francia)

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2 Comment

  1. Elena says: Rispondi

    Ciao vitadaprof, ti seguo da un po’ e con molta curiosità perché anche io, come te, vorrei diventare insegnate di italiano in Francia. Guardando quello che scrivi, però, non ho ben capito quale triennale tu abbia fatto. Lettere o Lingue? Grazie se potrai rispondermi

    1. Ciao Elena! 🙂 Io sono laureata alla triennale in linguistica italiana e alla specialistica in linguistica con indirizzo didattica dell’italiano a stranieri!

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