La disciplina a scuola

LA DISCIPLINA A SCUOLA: AUTOREVOLEZZA O AUTORITA’?

La disciplina nelle scuole è un tema molto discusso e molto controverso. Senza pretendere di essere un’autorità in materia, in questo post vorrei provare a parlare della mia esperienza nelle scuole superiori (medie e liceo) e provare a dare qualche consiglio pratico sulle tecniche di gestione della classe che secondo me hanno funzionato.
Prima di iniziare premetto che il mio contesto di insegnamento è la scuola privata francese, con studenti dai 12 ai 17 anni.

La prima impressione

Quando sono arrivata in Francia per insegnare italiano nelle scuole, un anno e mezzo fa, non avevo la minima idea di quello a cui andavo incontro. La mia esperienza di insegnamento di italiano a stranieri si limitava alle scuola private di lingua e ai centri linguistici universitari, vale a dire a studenti adulti. A parte un paio di corsi di pedagogia all’università, non avevo alcuna competenza circa l’insegnamento agli adolescenti e preadolescenti. Inoltre, molto più banalmente, bambini e ragazzi non avevano mai fatto parte della mia vita in nessun modo. Non avevo idea di come rivolgermi a loro, come interagire. Ero in un territorio completamente sconosciuto.
I colleghi, unanimi, mi hanno dato un solo, vaghissimo consiglio :

“Se non ti fai rispettare all’inizio, poi è finita.”

Io non capivo bene cosa volesse dire esattamente “farsi rispettare” e pensavo che volessero incoraggiarmi a praticare una politica del terrore, cosa che non era assolutamente nelle mie corde. Così ho fatto a modo mio, con i risultati disastrosi che leggerete tra poco.

Angeli e demoni.

I primi due mesi, sono passati così bene che non sembrava vero. I ragazzi erano felici di avere una prof giovane e madrelingua. Erano motivati, entusiasti, ogni lezione era un piacere. L’idillio, purtroppo, non è durato molto. Al terzo mese di lezioni hanno iniziato a cambiare atteggiamento. La lezione d’italiano non sembrava più così interessante, passata la novità. La prof non sembrava più così esotica e divertente. In parole povere l’attenzione era calata inesorabilmente con conseguenze disastrose sulla disciplina. Un chiacchiericcio di sottofondo costante si accompagnava a tutte le mie lezioni (e capite bene che se sono trenta o più basta che ognuno dica una parola perché non ci si capisca più niente) . Per passarsi il materiale scolastico, gli studenti avevano iniziato a lanciarsi le cose. Si chiamavano da un angolo all’altro della classe, incuranti di me. A nulla servivano le proteste, i discorsi accorati, le esortazioni benevole, persino le punizioni. Inutile variare le attività, provare nuovi approcci etc. Una cosa nuova funzionava nello spazio di dieci minuti, per poi lasciare un’altra volta posto al caos. In parole povere, non sapevo che pesci prendere. Mi sentivo persa, inutile, volevo tornare a casa mia.

Tutti nati imparati

In questo frangente critico, la cosa più sconfortante è stata l’atteggiamento dei colleghi, quasi tutti. Da una parte i professori della mia scuola che mi compativano senza offrirmi soluzioni concrete. “Non so che dirti, con me non si azzarderebbero”. “Assurdo, figurati io non sopporto il rumore durante la lezione! Non so come fai! “. “Con me non l’hanno mai fatto. ”
Un paio di volte è capitato che, trovandosi nell’aula accanto, delle colleghe disturbate dal rumore abbiano fatto irruzione nella mia aula e si siano messe a gridare ai ragazzi senza nemmeno guardarmi. Un’enorme mancanza di rispetto verso me e loro, che tra l’altro non ha fatto che minare ancora di più la mia autorità.

Dall’altra parte, il fronte arrogante di alcuni insegnanti di italiano L2, veterani o neolaureati che lavorano in contesti differenti dal mio (corsi per adulti o universitari, corsi per adolescenti in gruppi di massimo 15-20 ragazzini) e che in vita loro non hanno mai dovuto gestire 30 e più dodicenni con gli ormoni impazziti. Tutti prontissimi a criticare la mia richiesta di aiuto additandola come un assoluto fallimento, un’insulto a De Mauro, Balboni, la Diadori e tutte le altre autorità della glottodidattica.
“Il rispetto te lo guadagni senza bisogno di applicare alcuna disciplina”. “La motivazione è l’unico fattore determinante nell’apprendimento “. “L’approccio ludico è la risposta a tutto… “.
Non mi metterò qui a parlarvi dei miei titoli universitari e della mia formazione specifica in italiano L2. Vi basti solo sapere che nonostante un’alta preparazione teorica nelle migliori università, arrivata in classe non sono stata in grado di gestirne i problemi pratici. Quando hai a che fare con i bambini, non c’è manuale che tenga.

Se tocchi il fondo, poi puoi solo risalire.

E il fondo io l’ho toccato, credetemi. A novembre 2014 quasi mi sono messa a piangere durante un corso in prima media, dopo cinque minuti passati ad attirare inutilmente l’attenzione degli studenti. Per loro ero invisibile. I miei colleghi avevano parlato al preside delle mie difficoltà e lui ha chiamato l’ispettore didattico per farmi esaminare (o per mandarmi via). Per fortuna l’ispettore aveva di meglio da fare e non si è fatto vivo, ma per mesi ho avuto il fiato sul collo di tutti, pronti a giudicare , ma non ad aiutare.
Alla fine, non so come, dopo giorni e giorni di notti agitate e insonni, ho trovato in me la forza per reagire.
Se tutto quello che avevo fatto fino a quel momento non aveva funzionato, avrei cambiato tutto. Soprattutto, ho realizzato una cosa importante. Contrariamente a quanto i miei colleghi volevano farmi credere, per trattare coi ragazzini non servono il tocco magico, l’abilità innata o il sesto senso. La gestione della classe può essere affrontata scientificamente , esattamente come tutto il resto. Ed è stato così che ho fatto.

I primi passi

Per prima cosa ho cercato un corso di aggiornamento specifico, ho contattato l’ente formatore e l’ho seguito a mie spese. Non è stato utilissimo a livello pratico, ma mi ha tranquillizzato sul fatto che:

1. Quello che stavo affrontando lo avevano passato tutti gli insegnanti alla loro prima esperienza con gli adolescenti.

2. Esistono manuali e risorse che potevano aiutarmi a risolvere il problema.

3. I miei colleghi erano una massa di stronzi bastardi e non mi sarei mai più dovuta far sminuire da loro.

Le soluzioni

Lungi da me voler ripetere l’atteggiamento negativo di certa gente, ma vi dico subito che la magica medicina purtroppo non esiste. Ci sono però delle cose che potete fare per migliorare le cose. Senza pretendere di essere un’autorità in materia, cercherò di elencare sinteticamente le cose più importanti che ho imparato attraverso i miei errori, sperando di potervi essere utile.

1. CREDI IN TE STESSO. Contrariamente a quello che qualcuno vorrà farti pensare, nessuno è entrato mai in classe la prima volta sapendo esattamente cosa dire e cosa fare. Le cose più importanti che imparerai le imparerai con il tempo e l’esperienza (la tua, non quella degli altri). Anche se oggi sembra troppo difficile, se ti rimetterai in gioco e sarai pronto a imparare dai tuoi errori (inevitabili) , domani andrà meglio.

2. UN PESO, DUE MISURE. La cosa più vera che potrete imparare insegnando nelle scuole è che i ragazzi sono tutti diversi e quello che funziona con uno non funziona con un altro. Impara a osservare. Sfrutta ogni occasione per conoscerli , comprenderli. Per ogni ragazzo c’è un approccio indicato e la chiave per aiutarli tutti è la sensibilità di capire che sono tutti diversi.

3. CHI BENE INIZIA È A METÀ DELL’OPERA: LE REGOLE .
Ora finalmente capisco cosa volevano dire i miei colleghi circa l’importanza dei primi giorni di scuola. Appena arrivato in classe devi farti rispettare perché altrimenti i ragazzi prenderanno sempre più terreno nel corso delle settimane. In classe il capo sei tu e lo devi mettere bene in chiaro. Non sto dicendo di fare il tiranno, ma di dire chiaramente cosa ti aspetti da loro, quali sono le regole e quali sono le conseguenze per chi non le rispetta.

4. NON METTERTI MAI AL LORO LIVELLO.
Lo so che è difficile restare distaccati perché sono carini, simpatici e ti guardano con gli occhioni del gatto di Shrek. Va bene coinvolgerli nelle tue scelte didattiche (specialmente al liceo), spiegare il perché di alcune cose per renderle più accettabili. Ma non dimenticare che come i genitori non possono essere amiconi, nemmeno i prof possono farlo. I ragazzi in crescita hanno bisogno di adulti che li guidino e gli dicano come fare e cosa fare. Spesso sarai costretto a fare scelte non popolari e non sarai amato, ma è a fin di bene quindi fattene una ragione.

5. COERENZA E COSTANZA, anche quando pesa. . Se c’è una regola, va fatta rispettare sempre, senza eccezioni. Sembra evidente, ma questo è stato uno dei miei problemi principali. Non ne capivo l’importanza fino in fondo. A volte ero troppo stanca per richiamare un ragazzo. Altre volte mi scocciava interrompere un discorso. Altre lasciavo correre perché l’infrazione era stata commessa da uno studente solitamente tranquillo. Niente di più sbagliato. Le regole, per quanto sia spesso sfibrante, vanno fatte rispettare SEMPRE. Una caratteristica tipica dei bambini e degli adolescenti è la mancanza di elasticità. Per loro è tutto bianco o tutto nero. Non capiranno il perché una cosa va bene in un momento e in un’altra no. Quindi, se volete che prendano sul serio le regole che avete fissato, dovete applicarle sempre e comunque.
Esempio. Ti richiamo tre volte se disturbi e poi scatta la nota. La volta dopo so cosa aspettarmi e mi fermo al secondo richiamo. Se invece a volte ti richiamo e a volte no, continui a disturbare perché non sai quando arriva la punizione. Quindi scegli di rischiare. La costanza è la chiave. Chiaro?

6. SII PROFESSIONALE. Se ti dimostrerai serio nel tuo lavoro, gli studenti ti rispetteranno, ma soprattutto a livello pratico entrare in una classe senza un piano ben congeniato può tramutarsi nel peggiore dei tuoi incubi. Oltre alle attività pronte per la lezione, dei prevedere gli imprevisti. Proiettore/computer/stereo non funzionano? Devi avere sempre con te un piano B e un piano C, nonché lavorare sui tuoi tempi di reazione. Se il computer si impalla, lascialo subito stare e passa ad altro. È molto complicato recuperare l’attenzione della classe, una volta persa. La pianificazione è alla base di qualunque corso.

7. OSSERVA LE LEZIONI DEGLI ALTRI. I professori sono gelosi delle loro tecniche manco parlassimo delle ricette segrete di uno chef stellato, ma l’ideale all’inizio sarebbe osservare il più possibile le lezioni dei tuoi colleghi. Cerca qualche collega disponibile, anche in altre scuole e pregalo di lasciarti assistere ad una lezione. Sono moltissime le cose che si imparano dal confronto. Prima di vedere le lezioni di un collega, non avevo la minima idea di che cosa fosse normale e cosa no, quali comportamenti si verificassero solo con me e quali invece erano proprio tipici di certi studenti durante tutti i corsi. Vedere altre lezioni mi ha anche molto tranquillizzata sul fatto che la lezione perfetta non esiste e che quando mi dicevano che con loro andava tutto bene, mentivano.

8. SORRIDI.
È fondamentale entrare in classe con un’attitudine positiva, anche nelle difficoltà. La tua energia sarà contagiosa e carburante per i tuoi studenti. Non passare tutti i tuoi Week-end a preparare le attività didattiche. Esci, riposati, ricaricati e poi ricomincia la settimana con il sorriso. Chi fa questo lavoro lo sa, è un lavoro potenzialmente infinito. Una volta che si inizia a cercare materiali se ne possono volare via facilmente delle ore dimenticandosi anche di mangiare. Soprattutto all’inizio, è importante darsi del limiti. Per il troppo lavoro e la troppa stanchezza, senza rendermene conto avevo iniziato a trasmettere il mio stress agli studenti.
Mangia, prega, ama. E insegna con zen.

9. NON TI ADAGIARE SUGLI ALLORI, MAI. Aggiornati, mettiti in discussione, mettiti alla prova. Questo lavoro non è mai uguale a se stesso. Le generazioni dei tuoi studenti cambiano, si evolvono e tu devi imparare a cambiare con loro. Non puoi permetterti di diventare un fossile. Arriva in classe cinque minuti prima e non cinque minuti dopo. Fai un compito in classe in più e non uno in meno. Dai una possibilità in più. Dai un consiglio in più. Chiedi scusa quando sbagli. Non essere mai uguale a te stesso.

10. FAI TANTI ERRORI E IMPARA DA ESSI. . Essere insegnanti si impara solo con la pratica. I consigli degli altri possono aiutare, ma alla fine siete solo tu e i tuoi studenti . All’inizio, farai tanti sbagli. Spesso sbaglierai sapendo di sbagliare. Vedrai lo Tsunami arrivare e avrai la sensazione di non poter fare nulla per fermarlo. Ti sentirai inerme. I più sensibili si sentiranno addirittura in colpa, pensando ai poveri studenti capitati con un prof alla prima esperienza, studenti cavie 😀 Ci saranno giorni infernali, ma ci saranno anche giorni meravigliosi. Ci saranno sorrisi e manine alzate. Ci saranno progressi, ci sarà silenziosa riconoscenza. Ci saranno queste e molte altre cose belle, se, nonostante tutte le avversità, non smetterai di fare il tuo lavoro con amore. <3

C’est tout ! Spero che la mia lista di piccoli consigli possa essere stata d’aiuto a chi come me ha iniziato da poco quest’avventura. Se avete altri consigli o esperienze da condividere, non esitate a commentare, leggerò tutto con estremo piacere!

Au revoir ! 😊

PS
A proposito di “chi ben inizia è a metà dell’opera”, anche l’inizio della singola lezione è importante, forse può interessarti questo video dove trovi qualche consiglio pratico…

7 Comment

  1. elisabertoldi says: Rispondi

    Ottimi consigli, oro colato per chi inizia 🙂

    1. addirittura! grazie Elisa! 🙂

  2. annad says: Rispondi

    Veramente incoraggiante, grazie !

    1. Benvenuta! 🙂

  3. Eliana says: Rispondi

    Come non seguire le tue lezioni da prof a prof,non si finisce mai di capire come gestire una classe,io faccio ancora tanti errori ma sto imparando

    1. Grazie Eliana, in bocca al lupo! 🙂

  4. franco says: Rispondi

    Bei consigli, grazie.

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